Oltre all’attrito tra Italia e Svizzera in seguito alla tragedia di Crans-Montana con il richiamo dell’Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado a Roma, un altro caso appesantisce le tradizionali e amichevoli relazioni tra “vicini”.
La legge di bilancio 2026 del governo di Giorgia Meloni introduce incentivi fiscali per le aziende italiane che acquistano macchinari prodotti in Italia, nell’Unione europea e nello Spazio Economico Europeo. La Svizzera, pur essendo parte dell’Associazione europea di libero scambio, è fuori dallo SEE e teme per la propria industria.
Del delicato tema, che porta l’industria svizzera a perdere competitività sul piano dei prezzi poiché gli acquirenti italiani di prodotti svizzeri non potranno usufruire di sgravi fiscali, se ne sta occupando la politica e i giuristi, che considerano la norma una violazione degli accordi commerciali internazionali.
La Svizzera teme, inoltre, che la norma italiana possa essere introdotta da altri Paesi dell’Unione europea. Ora la Svizzera guarda Bruxelles per far fare all’Italia marcia indietro ed evitare un effetto domino che porterebbe l’industria elvetica dei macchinari su un crinale pericoloso.
Come risolvere il caso? L’Italia o fa un passo indietro oppure potrebbe estendere gli sgravi fiscali agli acquirenti italiani di prodotti provenienti non solo dall’Unione europea e dallo Spazio economico europeo, ma anche dai Paesi aderenti all’Associazione europea di libero scambio (Efta), della quale la Svizzera è uno dei sette Paesi fondatori.

