L’iniziativa arriva in un momento di crescente tensione tra Bruxelles e Pechino: l’UE teme che l’accesso di aziende legate al governo cinese a infrastrutture critiche possa compromettere sicurezza nazionale e autonomia tecnologica.
Secondo Reuters, la vicepresidente Henna Virkunen spinge per un’applicazione uniforme delle misure in tutti i Paesi membri. Chi non rispetterà le nuove regole rischierà procedure di infrazione e sanzioni economiche.
Attualmente l’adozione del Toolbox è molto disomogenea: dieci Paesi non hanno attuato le misure, quattro non le hanno applicate affatto, mentre solo pochi — come Spagna, Polonia e Grecia — risultano pienamente in linea. In Italia circa il 35% dell’infrastruttura 5G utilizza ancora tecnologie cinesi.
La Commissione teme che questa frammentazione indebolisca la sicurezza complessiva dell’UE, spingendo per una transizione verso fornitori europei come Nokia ed Ericsson. Tuttavia, costi elevati, tempi lunghi e prestazioni inferiori delle alternative occidentali potrebbero rallentare lo sviluppo della rete 5G del continente.

