La prima domanda che sicuramente molti italiani in Svizzera si pongono è: perché dovremmo votare NO al Referendum sulla Giustizia?
In primis già chiamarlo Referendum sulla Giustizia è fuorviante, la riforma proposta, infatti, non interviene in alcun modo sulla giustizia e sulle sue problematiche: tempi lunghi, precarizzazione e mancanza del personale, burocrazia, digitalizzazione, fatiscenza delle strutture e mancanza di risorse. Non comporta, infatti, per stessa ammissione dei proponenti, alcun beneficio sull’efficienza e l’efficacia della giustizia e dunque non ha alcuna ricaduta sui singoli cittadini. Anzi, è un ulteriore e inutile dispendio di risorse.
La riforma Nordio, interviene, infatti, su 7 articoli della Costituzione che disciplinano su organismi della magistratura in strictu sensu, primo fra tutti il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). I padri e le madri costituenti affidarono al CSM quattro compiti fondamentali per l’equilibrio dei poteri: nominare, trasferire, promuovere e disciplinare i magistrati, sostenendo che questi poteri erano come quattro «chiodi» ben piantati per mantenere salda l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza.
Questa riforma cambia il modello costituzionale del CSM, «spacchettandolo» in tre organi – un CSM per i giudici, uno per i pm e istituendo un’Alta corte disciplinare – e modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).
Altro specchietto delle allodole è la separazione delle carriere tra giudici e pm, questa separazione funzionale già c’è in Italia, introdotta dalla Riforma Cartabia, attualmente il cambio è, infatti, possibile una sola volta nella carriera e per farlo è necessario il trasferimento in altra regione. Non succede quasi mai (nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9.000 magistrati: lo 0,4%).
L’alta percentuale di processi, poi, che in Italia, termina con l’assoluzione – ovvero il giudice che rifiuta le richieste del pubblico ministero – mostra plasticamente che, con l’attuale sistema, il giudice è già «terzo e imparziale.
Per di più, sostituire il vecchio, unico CSM con tre organismi indipendenti triplica i costi, disperdendo risorse.
Altro aspetto fortemente problematico della Riforma proposta è l’estrazione a sorte – anziché l’elezione – dei componenti dei due CSM, sorteggio per altro con modalità diverse per magistrati – estrazione pura – e per la componente «politica», i cosiddetti “laici”, estratti da una rosa indicata dalla maggioranza di Governo, la cui consistenza non è ancora definita perché rimandata ai decreti attuativi.
Per tutte queste ragioni, e in ultimo la modalità stessa dell’iter di questa riforma, un testo blindato dalla maggioranza di Governo rispetto al quale non è stato possibile presentare alcun emendamento, votare NO a questo Referendum significa preservare non solo l’indipendenza del potere giudiziario, ma lo stesso equilibrio dei poteri, e con esso la nostra Costituzione e Democrazia.
Perché questo Referendum dovrebbe interessare anche le italiane e gli italiani all’estero?
La nostra stessa storia migratoria ci parla di un protagonismo importante nella difesa dei principi democratici della nostra Repubblica e Costituzione antifasciste. Essere cittadine e cittadini di un Paese in cui l’esecutivo potrebbe influenzare il potere giudiziario è un rischio enorme che ha ripercussioni su tutta la vita democratica e sui diritti fondamentali di ognuno e ognuna di noi!
In più in questa tornata referendaria – essendo un referendum confermativo non necessita del raggiungimento del quorum, ovvero chi vota decide – il voto estero potrebbe essere davvero decisivo. Esprimerci attraverso il voto è un diritto che, soprattutto con l’attuale governo, va continuamente difeso, non saranno passati inosservati i tentativi della maggioranza di metterlo in discussione. Lo strumento più efficace di difesa di un diritto è esercitarlo, il nostro invito, dunque, è votare tutte e tutti e votare NO perché ad essere messa in discussione è la stessa democrazia!
In Svizzera, le principali organizzazione nazionali si sono riunite per la costituzione del Comitato svizzero per il NO, in qualità di responsabile, ci puoi spiegare la funzione e l’importanza del Comitato?
Come per la passata tornata referendaria, ovvero quella di giugno scorso inerente il lavoro e la cittadinanza, insieme al Partito Democratico svizzero, Alleanza Verdi e Sinistra, ACLI, Federazione delle Colonie Libere Italiane e la rete della CGIL in Svizzera, abbiamo deciso di unirci in uno sforzo comune e collettivo in primis per offrire ai connazionali una degna informazione circa il voto e le sue modalità, e poi per diffondere adeguatamente le ragioni del NO che per noi rappresentano, come spiegato sopra, condizione indispensabile e fondamentale per la difesa dei principi stessi della nostra democrazia. Il significato principale del Comitato, soprattutto, in questo preciso periodo storico, penso sia preziosissimo e da preservare: le forze della migrazione di nuovo unite e compatte per specifiche battaglie politiche! Per questo motivo colgo l’occasione per ringraziare tutte le realtà promotrici del Comitato anche per l’enorme sforzo che hanno messo in campo in questa campagna referendaria: abbiamo organizzato una trentina di iniziative pubbliche in tutta la Svizzera, entrando in contatto con diverse comunità di nostri connazionali, questo è davvero significativo!
Un’ultima domanda riguarda le modalità e le tempistiche del voto all’estero, puoi informarci su questo?
Come sappiamo all’estero votiamo per corrispondenza – diritto anche questo messo in discussione negli ultimi mesi dalla maggioranza di Governo – i plichi dovrebbero essere arrivati ai connazionali nei primi giorni di marzo. Abbiamo, tuttavia, ricevuto diverse segnalazioni di connazionali che non hanno ricevuto il plico elettorale, ricordiamo a tal proposito che dall’8 marzo è possibile richiedere il duplicato al proprio Consolato di riferimento, l’invito è seguire i canali del nostro Comitato e/o consultare le pagine web del proprio Consolato per conoscere la procedura di richiesta del duplicato e attivarla quanto prima! Le schede votate dovranno pervenire ai Consolati entro le ore 16 del giorno 19 marzo. In ultima battuta vorrei ricordare che l’attuale Governo ha stanziato per il voto all’estero la metà dei fondi necessari al suo svolgimento, motivo in più per ribadire quanto sia importante il nostro voto e quanto siamo disposti a difenderlo: votiamo e facciamo votare NO.

