Sono passate alcune settimane dalla chiusura a Roma dell’Assemblea Plenaria del Cgie che ha visto al centro del dibattito temi di estrema attualità come la riforma della cittadinanza, la messa in sicurezza del voto all’estero e gli incentivi di rientro per chi decide di tornare dall’estero in Italia.
Tra i vari temi che il Vice Segretario Generale di Nomina governativa del Cgie, Gianluca Lodetti, ha affrontato nell’intervista di Lorenzo Morgia pubblicata dall’agenzia Inform, italoBlogger ha ritenuto di dare ampio risalto alla riforma della cittadinanza italiana che all’estero ha suscitato forti critiche.
Ecco le parole con le quali Gianluca Lodetti ricostruisce la tematica e spiega la posizione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sulla Cittadinanza Italiana.
“La questione della cittadinanza era nel programma della recente Assemblea Plenaria del Cgie, proprio perché c’era la consapevolezza all’interno del nostro organismo che una riforma andasse attuata. Il fatto che la legge del 1992 prevedesse la possibilità di poter risalire, per richiedere la cittadinanza, anche alla quinta o sesta generazione, generava delle problematiche molto difficili da gestire che riguardavano sia la consapevolezza di cosa significasse essere cittadini, sia le difficoltà dei comuni, dei tribunali e dei consolati a gestire l’alto numero di richieste.
UN DECRETO LEGGE SENZA CONFRONTO
Quindi la necessità di andare ad affrontare il tema della cittadinanza c’era. Poi però per cambiare la norma è stato usato lo strumento del decreto legge che non ha permesso di avere, data la ristrettezza dei tempi, un approfondito confronto, anche con gli organi di rappresentanza, per arrivare ad una legge condivisa.
Nell’ambito della legge di conversione è stata inoltre introdotta la preclusione alla trasmissibilità della cittadinanza per chi è in possesso della doppia cittadinanza, un istituto giuridico che in passato, è sempre stato considerato un valore aggiunto e non una penalizzazione. Una disparità di trattamento, quella tra chi è in possesso di doppia cittadinanza e coloro che invece ne hanno una sola, che andrebbe superata al più presto, attraverso modifiche normative.
DOPPIA CITTADINANZA E RETROATTIVITÀ
Vi è poi il problema della retroattività e cioè il fatto che la legge vada ad incidere, ad esempio con il divieto di trasmissibilità della doppia cittadinanza, anche su coloro che sono nati prima dell’entrata in vigore della nuova norma, e quindi avevano già acquisito il diritto alla cittadinanza in base alla legge precedente. Lo ripeto: un limite generazionale andava previsto, ma per il Cgie è ed era altrettanto importante rendere effettivo il legame identitario con il nostro Paese e quindi la consapevolezza dei doveri e dei diritti di cittadinanza, nonché la conoscenza della lingua italiana.
APRIRE DIALOGO GOVERNO-PARLAMENTO-CGIE
Dà qui il concetto della “cittadinanza consapevole” più volte evocata dal nostro Consiglio. Ci auguriamo, anche per dare nuovo slancio al legame con le comunità all’estero, che su questo tema si apra una stagione di dialogo fra il Governo, il Parlamento, le comunità e il Cgie per far sì che la cittadinanza sia, appunto, sempre più attiva e consapevole”.

