Lo Spid ha i giorni contati. Si punta sulla CIE!

Ad eccezione di Poste Italiane, alcuni identity provider hanno deciso di fare pagare il servizio di Spid (Servizio Pubblico Digitale). Dopo Aruba, anche InfoCert da luglio offre il servizio per abbonamento. Ma dal 2026 dovrebbe cambiare tutto grazie alla Carta d’identità digitale.

Dopo 10 anni di servizio gratuito, l’identity provider Infocert ha deciso, come ha fatto Aruba alcuni mesi fa, di fare pagare il proprio servizio di Spid agli utenti con un abbonamento annuo di 5,98 euro, Iva inclusa. Invece, lo Spid gestito da Poste italiano resterà gratuito.

Lo Spid (Sistema Pubblico Digitale) è la chiave di accesso ai servizi digitali delle amministrazioni locali e centrali. Un’unica credenziale (username e password) che rappresenta l’identità digitale e personale di ogni cittadino, con cui è riconosciuto dalla Pubblica Amministrazione per utilizzare in maniera personalizzata e sicura i servizi digitali. 

Tutte le operazioni che si fanno per interfacciarsi con la pubblica amministrazione richiedono lo Spid. Generalmente è gratuito, ma alcuni gestori possono applicare sia i costi per l’attivazione che per i servizi successivi, come hanno deciso Aruba e Infocert.

Per i residenti all’estero (cittadini Aire) si raccomanda di scegliere una modalità online di riconoscimento contrassegnata dall’icona EU o mondo.

Ma le cose dovrebbero cambiare dal 2026. Il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oggi utilizzato da milioni di cittadini per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione, sarà gradualmente sostituito dalla Carta d’Identità Elettronica (CIE). Nei giorni scorsi fonti governative hanno confermato la notizia.