Cari concittadini
Cari ospiti
Cari visitatori
Signore e signori
Ci sono luoghi in cui dobbiamo scegliere le parole con cura e umiltà. Il Rütli è uno di questi luoghi. Un luogo simbolico. Un luogo speciale.
Non si viene al Rütli per pronunciare un discorso che non faccia altro che amplificare il rumore del mondo. Si viene per ascoltare. Per ascoltare ciò che questo luogo ha ancora da dirci oggi.
Oggi affrontiamo il tema “I linguaggi dell’abbigliamento”.
IL LINGUAGGIO DELL’ABBIGLIAMENTO
L’occasione è il centenario dell’Associazione Svizzera del Costume. All’inizio di giugno ero già al Festival del Coro in Costume di Sursee, dove ho celebrato questo anniversario in modo approfondito.
L’abbigliamento è un linguaggio. Ci racconta qualcosa delle nostre origini e del nostro senso di appartenenza. Del nostro atteggiamento e della nostra identità. A volte anche della nostra professione, della nostra comunità o delle nostre convinzioni.
Un abito tradizionale racconta una storia diversa da un sari. Una camicia da scout diversa da un’uniforme o da un abbigliamento da lavoro.
Ma tutti hanno qualcosa in comune: rendono visibile chi siamo, da dove veniamo o a cosa sentiamo di appartenere.
La Svizzera possiede molti “linguaggi dell’abbigliamento”, così come ha molte lingue nazionali, regioni, tradizioni e stili di vita. Questa diversità non ci divide. Ci appartiene. Fa parte della nostra identità.
I COSTUMI RACCONTANO STORIE
È quindi particolarmente significativo che oggi celebriamo insieme questa diversità con l’Associazione Svizzera del Costume. Da cento anni, la Svizzera coltiva tradizioni che vanno ben oltre i semplici tessuti, colori e motivi. I costumi raccontano storie di regioni e comunità, di storia e di patria. E dimostrano anche che la tradizione rimane viva quando viene indossata, sia in senso letterale che figurato.
Anche il prato di Rütli racconta una storia di origini e di appartenenza.
Ci racconta di un Paese il cui ordine non è stato imposto dall’alto. Ci racconta di un popolo libero che ha scelto di percorrere la propria strada insieme. Ci racconta di un’alleanza, di una parola data, di fiducia e di coraggio. Ci ricorda: la Svizzera non è mai stata grande per via delle sue dimensioni. La sua forza è sempre risieduta nella sua volontà di determinare il proprio destino.
Questo pensiero mi spinge a condividere con voi tre convinzioni in occasione di questa festa nazionale.
LE TRE CONVINZIONI DI PARMELIN
La mia prima convinzione: la Svizzera è forte perché si erge su solide fondamenta.
Il prato di Rütli non è un palazzo. Non è una fortezza. Non è un luogo di dominio. È un semplice prato.
E questo dice molto del nostro Paese.
La Svizzera è stata costruita nelle sue valli, nei suoi villaggi, nei suoi cantoni, nelle sue famiglie, nei suoi mestieri, uniti dallo spirito di senso civico e da impegni concreti. Qui, le persone non sono ai margini della storia: ne sono il cuore pulsante.
In questi tempi difficili, questa identità è più importante che mai. Stiamo vivendo disastri, tensioni economiche e ripetute crisi internazionali, ma perseveriamo, perché la Svizzera non si fonda su una sola persona o una sola istituzione.
Si basa sul contributo di milioni di persone che ogni giorno si assumono delle responsabilità. Senza clamore, ma con un impatto enorme.
La mia seconda convinzione: la libertà non è scontata. La libertà non è nemmeno comoda. La libertà è esigente. La libertà richiede coraggio, impegno e moderazione.
La libertà ha bisogno di finanze pubbliche solide. Un’economia forte. Un settore agricolo dinamico. Un esercito credibile. Buone scuole che incoraggino le persone a pensare in modo indipendente. Una diplomazia indipendente. E cittadini disposti a impegnarsi.
Essere liberi significa molto più che saper dire di no.
Libertà significa, prima di tutto, costruire qualcosa. Assumersi la responsabilità. E accettare i doveri che derivano dai nostri diritti.
Un Paese non si tramanda automaticamente di generazione in generazione. Ogni generazione deve dare il proprio contributo. Dobbiamo proteggere il nostro Paese. Dobbiamo plasmarlo e dobbiamo servirlo.
La mia terza convinzione: le nostre tradizioni sono la nostra forza.
Guardatevi intorno. Tutta questa gente nei suoi abiti tradizionali. Meraviglioso. Il prato di Rütli non è un museo a cielo aperto. È un luogo di memoria. Il prato di Rütli ci ricorda che la democrazia diretta non è una questione di convenienza. Richiede impegno, responsabilità e pazienza.
Il federalismo può a volte sembrare complicato. Ma è molto di più. Avvicina la politica alla gente. E ci spinge ad accettare soluzioni e percorsi diversi.
Anche il compromesso non è segno di debolezza. Al contrario. Rappresenta la capacità di andare avanti insieme nonostante le divergenze di opinione. Il compromesso è un modo civile di ricostruire continuamente la coesione del nostro Paese.
In un mondo in rapida evoluzione, abbiamo bisogno di valori duraturi. Valori che ci diano orientamento e sostegno. Qui al Prato di Rütli, sappiamo che le dichiarazioni di lealtà ci permettono di tracciare il nostro cammino.
LA SVIZZERA È NATA SU UN SEMPLICE PRATO!
Signore e signori,
La Svizzera non è nata nei palazzi; è nata simbolicamente e modestamente qui. Proprio in questo luogo. In un prato. Qui, persone di diversa estrazione sociale hanno deciso che insieme sarebbero state più forti che da sole.
Quest’idea risuona qui al prato di Rütli con particolare dignità. Non ha perso nulla della sua forza. Ci impegna. Ci ricorda: la Svizzera non è solo un patrimonio da ammirare. È una responsabilità che dobbiamo assumerci. Ogni giorno. E ogni generazione. Indipendentemente da come si vestono. Che si tratti di abiti tradizionali, di un completo, di pantaloncini o di un berretto da baseball rosso.
Celebriamo dunque il nostro Paese con gioia, ma anche con gratitudine. Siamo orgogliosi di questa Svizzera libera, federalista, indipendente, coraggiosa e prudente.
A nome del Consiglio federale, vi auguro una felice Festa Nazionale.
Viva i nostri comuni, viva i nostri cantoni e viva la Svizzera!
Fonte: admin.ch

