Il primo referendum all’estero è stato votato il 25 giugno del 2006. In quell’occasione si votò il referendum costituzionale per l’approvazione della legge di modifica alla parte seconda della Costituzione. Allora gli aventi diritto erano appena 2.651.730. La partecipazione fu del 27,87% con la prevalenza del sì al 52,21%.
Via via sono passati vent’anni e i referendum votati sono stati finora 8. Nel 2009 il secondo referendum sull’assegnazione del premio di maggioranza. Il 12 e 13 giugno 2011 si votò per tre quesiti sull’acqua e sul nucleare. Il 17 aprile del 2016 per le concessioni di idrocarburi e il 4 dicembre dello stesso anno sulla riforma “Boschi-Renzi” per il bicameralismo paritario.
IL RADDOPPIO DEGLI AVENTI DIRITTO AL VOTO
Il 20 settembre del 2020 sulla riduzione dei parlamentari da 945 a 600. A votare all’estero quasi il doppio degli aventi diritto del 2006. Furono chiamati a votare ben 4.537.308 cittadini italiani all’estero. Di essi votarono il 23% e vinse il sì con il 78%.
Il 12 giugno del 2022 si votò una riforma della giustizia per l’abolizione di alcune norme. In quell’occasione votò appena il 16% degli oltre 4 milioni e 700mila aventi diritto. Il no prevalse con il 63%.
NEL 2025 VOTÒ IL 23%
Infine è arrivato il referendum dell’8 giugno del 2025 sui contratti di lavoro. L’anno scorso la partecipazione è tornata alta e ha raggiunto il 23% su 5.303.436 aventi diritto con la vittoria del sì per il 70%.
In questi giorni gli italiani all’estero sono chiamati a votare il loro nono referendum per la riforma costituzionale che intende separare le carriere dei magistrati tra pubblici ministeri e giudici.
Al voto oltre 5,3 milioni di elettori ed elettrici. Come sarà la partecipazione questa volta? Molto probabilmente dal 20 al 22%.

