Le cittadine e i cittadini italiani residenti all’estero a metà marzo saranno chiamati a esprimersi, con un referendum, sulla riforma costituzionale della giustizia promossa dal ministro Nordio.
In realtà il voto riguarda le modifiche all’organizzazione della magistratura e le ripercussioni sull’indipendenza dei giudici.
La riforma modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione.
Giudici e pubblici ministeri avrebbero, secondo i promotori, due distinte carriere e il Consiglio Superiore della Magistratura sarebbe diviso in due organi, uno per ciascuna categoria.
La riforma Nordio riguarda davvero la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri? No! La separazione delle carriere, infatti, è uno specchietto per le allodole che nasconde molto altro. La riforma altera profondamente l’equilibrio dei poteri dello Stato e il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
In più, già ora giudici e pubblici ministeri svolgono funzioni diverse e il passaggio da un ruolo all’altro è fortemente limitato, riguarda solo lo 0,4% dei magistrati ogni anno.
La riforma Nordio piega l’indipendenza dei pubblici ministeri alla volontà del potere esecutivo? Sì! Il pubblico ministero, qualora la riforma proposta passasse, sarebbe destinato a trasformarsi in un inquisitore e l’esecutivo sarà portato ad attrarlo nella propria orbita.
Ma l’indipendenza di chi giudica è una garanzia per tutti i cittadini, un suo indebolimento mette a rischio la tutela delle persone comuni. Solo alcuni esempi pratici: una lavoratrice licenziata non potrebbe contare su un giudice del lavoro totalmente autonomo nel decidere contro interessi forti; denunciare una grande azienda sarebbe più rischioso; un cittadino accusato ingiustamente rischierebbe di trovarsi davanti a un pubblico ministero meno imparziale…
Perché sono così importanti le modifiche, proposte da questa riforma, che interessano il CSM? Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stato creato dai Costituenti dopo la caduta del regime fascista per evitare le interferenze della politica sull’azione dei magistrati, garantendo concretamente l’indipendenza del potere giudiziario.
Il nuovo CSM, che la riforma propone, si presenterebbe diviso in due organi separati, uno per i giudici, uno per i pm.
La nomina dei suoi membri, attualmente eletti, sarebbe sostituita da un sorteggio; ma, se i membri scelti fra i magistrati sarebbero estratti a caso, i membri laici sarebbero sorteggiati da una lista ristretta, compilata dalla maggioranza in Parlamento.
Il risultato sarebbe un CSM più debole e soggetto a influenze politiche, in più il sorteggio non rafforza, ma indebolisce la democrazia!
A cosa serve, dunque, davvero la Riforma Nordio? Ai semplici cittadini o alla politica per controllare la magistratura?
La riforma, per stessa ammissione dei promotori, non migliora la giustizia per i cittadini i cui reali problemi – durata dei processi, carenza di personale, eccessiva farraginosità delle procedure etc…– resterebbero invariati.
Per di più, la riforma comporta più costi e più burocrazia, ma non migliora l’efficienza e la qualità della giustizia.
Potenti e politici avranno, invece, strumenti per condizionare la giustizia a loro vantaggio. La riforma servirà a loro, come ha riconosciuto lo stesso ministro Nordio.
Perché, dunque, è necessario votare NO a questo referendum?
- La riforma tenta una torsione pericolosa per l’equilibrio dei poteri, sancito dalla nostra Costituzione antifascista;
- È la prima volta che il potere esecutivo tenta di limitare profondamente ruolo e autonomia del potere giudiziario;
- La riforma è uno strappo senza precedenti di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere;
- Una giustizia autonoma e indipendente è alla base della nostra democrazia e della nostra Costituzione.
Il referendum è confermativo e non necessita il raggiungimento del quorum, il risultato sarà, dunque, valido indipendentemente dal numero dei votanti.
Chi va a votare decide per tutti!
Per tutti questi motivi è fondamentale, anche per noi cittadini italiani all’estero, esercitare e difendere il nostro diritto di voto, votando NO al quesito referendario della giustizia.
Per sostenere le ragioni del NO al referendum, abbiamo deciso di costituire un Comitato nazionale, unitario e cittadino che sostenga la campagna referendaria e promuova iniziative informative capaci di diffondere un’adeguata consapevolezza anche presso la nostra comunità.
Come e quando si vota
È importante ricordare che per noi cittadini/e italiani/e residenti all’estero, il voto avverrà per corrispondenza e prima delle date elettorali italiane – fissate per il 22 e il 23 marzo. Il plico elettorale verrà inviato all’indirizzo AIRE. È quindi fondamentale verificare che i propri dati anagrafici, presso il Consolato di riferimento, siano aggiornati per ricevere la scheda e poter esercitare il proprio diritto di voto. Una volta votato occorrerà rispedire il plico elettorale al proprio Consolato.
Una magistratura indipendente protegge i cittadini, indebolirla significa indebolire la democrazia!
Aderisci al Comitato Svizzero per il NO al Referendum, difendiamo insieme le ragioni della democrazia e della Costituzione!
PD SVIZZERA – AVS SVIZZERA – ACLI SVIZZERA – FCLIS – CGIL
Per info e adesioni: comitatosvizzerono@gmail.com

