Gli svizzeri e il loro amore per i podcast

In soli tre anni, gli ascoltatori di podcast in Svizzera sono passati da 2,6 a 4,0 milioni. Se non è amore questo, è sicuramente segno di una relazione stabile che potrebbe durare nel tempo.

Scherzi a parte, il mercato audio è pressoché raddoppiato e sta ridefinendo il modo in cui gli svizzeri consumano contenuti audio e video. Eppure, per molte aziende e professionisti, il podcast rimane ancora un territorio inesplorato. Cerchiamo di capire perché questo mezzo rappresenta un’opportunità concreta di comunicazione e come sfruttarlo al meglio. Ma prima, alcuni dati.

Il consumo di podcast in Svizzera
Secondo l’Associazione IGEM, sono 4,0 milioni le persone che in Svizzera ascoltano occasionalmente podcast, pari circa al 63% della popolazione nazionale. Se poi il raggio si allarga al consumo di radio e musica in streaming si arriva all’80%, segno che l’ecosistema è in ottima salute. È un pubblico per lo più giovane: il 68% degli ascoltatori ha infatti tra i 15 e i 34 anni e utilizza principalmente Spotify e YouTube. Gli anziani, invece, preferiscono l’offerta podcast delle radio SRF / RTS / RSI.

È un mercato che negli ultimi anni è pressoché raddoppiato: nel 2022 gli ascoltatori svizzeri erano “solo” 2,6 milioni.

SRF/RTS/RSI già da tempo ha messo in atto una strategia di audio on-demand per intercettare il pubblico più giovane che non ascolta la radio lineare e considera i podcast strumenti per contrastare la disinformazione e offrire un’informazione più approfondita.

Nonostante questi numeri e il suo successo, il podcast sembra essere ancora un terreno inesplorato per tante persone: quali sono le origini di questo mezzo? E soprattutto, quali sono le sue potenzialità?

Cosa sono i podcast: una definizione che va oltre l’audio
Il podcast è un contenuto audio distribuito su internet tramite feed RSS, che permette agli utenti di abbonarsi e ricevere automaticamente i nuovi episodi sul proprio dispositivo. Il termine fu coniato nel 2004 dal giornalista BBC Ben Hammersley in un articolo per The Guardian intitolato “Audible revolution”. Con il tempo, il concetto si è esteso anche ai contenuti video, complice l’arrivo di piattaforme come YouTube.

Quando il podcast diventa video
Ormai da qualche anno il concetto di podcast è associato anche ai video. Si tratta di una svolta dettata da esigenze di marketing. Alla base della volontà di registrare un video anziché un semplice audio c’è la possibilità di poter veicolare il contenuto su YouTube, una piattaforma che offre maggiori ricavi ai creator grazie a un sistema di monetizzazione molto efficace.

All’inizio i podcaster si limitavano a inserire su questa piattaforma i propri episodi con i semplici audio e una schermata fissa: una modalità di contenuto che l’algoritmo della piattaforma penalizza. Questo ha indotto i creator a investire nel reparto video dei propri studi, piazzando telecamere, luci e mostrando gli speaker che spesso siedono ad un tavolo con davanti un microfono.

In questi anni l’altra piattaforma competitor, Spotify, non è stata a guardare e ha iniziato a dare la possibilità ai propri utenti di caricare anche video – fino a qualche anno fa gli unici file che era possibile caricare erano file audio – lasciando all’utente finale la scelta di ascoltare un contenuto o vederlo.

Podcast e business: tre strategie per le aziende
Quello del podcast è un ecosistema in continua evoluzione che suscita un certo interesse tra gli operatori pubblicitari. Secondo una ricerca di Ipsos sul mercato italiano, il 79% delle persone che ascolta un podcast ricorda i messaggi pubblicitari e il 50% compie un’azione dopo averli ascoltati. Le possibilità quindi sono tante così come gli esperimenti che le aziende hanno messo e mettono in atto per sfruttare tutte le potenzialità di questo mezzo.

Un’azienda o un professionista potrebbe pensare di inserire nella propria strategia di comunicazione un podcast per parlare di casi concreti che gli sono capitati o per intervistare uno o più colleghi e conoscere il loro modo di lavorare. Il motivo dietro una mossa simile è quello di posizionarsi come voce autorevole all’interno del proprio mercato di riferimento. Condividendo aneddoti di “vita vera”, ponendosi come portavoce di una categoria, invitando anche i propri competitor, non fa che presentarsi come esperto agli occhi del pubblico e quindi punto di riferimento di quel mercato.

Senza considerare poi che invitare qualcuno come ospite nel proprio podcast è spesso il primo passo per iniziare una nuova collaborazione.

Se un’azienda non ha la possibilità di creare il proprio podcast, ha davanti a sé due strade. La più semplice è ovviamente quella di trovare un podcast con buoni ascolti e che sia in target con il pubblico da cui intende farsi conoscere e pagare per piazzare un proprio spot. Altrimenti potrebbe pensare di affidarsi a una media company per creare quello che in gergo si chiama “branded podcast”.

I branded podcast sono serie in più episodi create da un’azienda per approfondire temi interessanti per il pubblico target, citando il brand solo alla fine e in modo velato. L’obiettivo è educare e coinvolgere, non vendere. Un modo per “premiare” l’ascoltatore facendogli scoprire qualcosa di nuovo. La scoperta di nuovi argomenti è infatti uno dei motivi che spinge una persona ad ascoltare un podcast e serve quindi da esca per attirare nuovo pubblico.

Esempio: un’azienda che si occupa di vendita di alimenti bio potrebbe mettere su un podcast per raccontare stili di alimentazione più sani e parlare dell’importanza del saper riconoscere la provenienza di ciò che si consuma. Questo tema potrebbe essere collegato alle varie filiere alimentari che stanno dietro non solo a uno stile di vita sano ma anche ai prodotti che questa azienda produce.

Da questi pochi esempi è chiaro da subito un aspetto fondamentale: il podcast, audio o video che sia, non garantisce ritorni economici immediati. Ma se viene inserito correttamente in una strategia di comunicazione strutturata, questo mezzo permette di costruire autorevolezza per il proprio brand con ricadute concrete nel tempo. Anche per questo motivo chi entra oggi nel mondo del podcasting con un progetto ben strutturato ha ancora il vantaggio di costruire un pubblico fedele prima che il proprio settore diventi saturo.

Due parole sull’autore di questo articolo
Sono Fabio Bruno, un audio producer con oltre dieci anni di esperienza nel campo della comunicazione, specializzato nella creazione di podcast per professionisti del mondo della consulenza aziendale e del no profit. Negli ultimi anni ho collaborato, tra gli altri, con alcuni uffici delle Nazioni Unite e ho prodotto alcuni audio documentari trasmessi da RSI, la Radio Svizzera Italiana e da Radio Gwendalyn. Da qualche anno animo un gruppo di ascolto dedicato ai podcast in italiano a Zurigo.

Fonti citate all’interno di questo articolo:
igem.ch | elliemedia.ch | ipsos.com