“Cara Italia ti scrivo”. Così Gianni Farina racconta pezzi di vita vissuta e del proprio Paese. Storie d’amore e di conflitto, che, tutte assieme, fanno la storia dell’umanità. “Perché in ognuna vi è quel pizzico di eternità per cui vale la pena di vivere. Costruire con essa il messaggio universale per quelli che verranno, attendendo quell’attimo in cui il sole, consumato il braciere, si addormenterà nell’immensità dell’universo, accompagnato dal pianeta terra a cui diede calore, luce, vita e, quindi, storia”.
“Il giovane Enea ha bisogno del saggio Anchise, e non viceversa. Il libro di Gianni Farina, e la sua vita, ci dice quanto è vero” è il commento del giornalista Ettore Maria Colombo.
Le sue lettere all’Italia ripercorrono personaggi, luoghi e incontri, rivivono emozioni alla ricerca del tempo perduto. Suggellano un testamento politico e morale ai figli dell’Italia, ai loro genitori, ai loro nonni che hanno vissuto l’emigrazione nei momenti duri, quando l’emigrazione non era una scelta, ma costrizione.
Quello di Gianni è un viaggio “con la speranza e nell’attesa che il sole sorga ancora, dalla vetta dell’Adamello, a irradiare il verde della sua Valtellina” della sua Italia. Tanto di più dopo le sofferenze e l’isolamento che la pandemia del Coronavirus ha portato. “Per chi non c’è più e per chi resta e continua a immaginare, come cantò John Lennon, un mondo senza frontiere, migliore”.
Buona lettura !
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