Gli emigrati italiani del dopoguerra portavano all’estero il loro italiano e quella lingua non evolveva, non cambiava, insomma restava “congelata” all’interno della propria comunità. Oggi, invece, quella lingua è diventata dinamica, tanto che si può ipotizzare “una continuità con lo spazio linguistico italiano”, come osserva Silvia Natale, docente di linguistica italiana all’Università di Berna.
Cosa è successo? I contatti, sia fisici che virtuali, sono molto più frequenti, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e allo sviluppo dei trasporti”, sottolinea Benedetta Piceni, dottoranda all’Università di Berna che fa parte del gruppo di ricerca”.
Per studiare da vicino questo fenomeno “l’Università di Berna, le università fiamminghe KU Leuven e VUB, in Belgio, in collaborazione con l’Università di Torino, hanno lanciato il progetto di ricerca MovITCollegamento esterno, che sta per Moving Italian(s).
Il fatto che lo studio sia partito dalla Svizzera e dal Belgio non è un caso: entrambi plurilingui, sono Paesi che ospitano una comunità italofona estremamente importante.
Per seguire e studiare il fenomeno “il gruppo di ricerca svizzero-belga ha sviluppato un’app gratuita e anonima, lanciata di recente (che si può scaricare sull’Appstore e su Google Play) che funziona come un laboratorio linguistico senza confini, utilizzabile da tutti”.
Fonte: swissinfo.ch

