Due giornate a Conte: sanzione giusta o troppo lieve?

Due giornate di squalifica per Antonio Conte. È questa la decisione del giudice sportivo dopo i fatti avvenuti al termine di Inter-Napoli dell’11 gennaio 2026, una gara segnata non solo dal risultato sul campo ma anche dalle tensioni esplose a fine partita.

Il tecnico partenopeo è stato sanzionato per un gesto giudicato antisportivo nei confronti della panchina avversaria e degli ufficiali di gara. Un comportamento che ha acceso immediatamente il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori, soprattutto se messo a confronto con precedenti simili.

Il paragone che in molti hanno subito richiamato è quello con Paulo Fonseca: per un gesto ritenuto analogo, l’allora allenatore del Lione (Francia) fu colpito da una squalifica di nove mesi. Una decisione che all’epoca fece molto discutere e che oggi torna inevitabilmente d’attualità.

La differenza tra le due sanzioni è evidente e solleva interrogativi sulla coerenza dei provvedimenti disciplinari. Stesso gesto, o quantomeno gesto simile, ma pene profondamente diverse. Conta il contesto? Conta il ruolo mediatico dell’allenatore? Oppure il regolamento viene interpretato in modo troppo elastico?

Da un lato c’è chi ritiene che le due giornate a Conte siano una scelta equilibrata, sufficiente a ribadire il rispetto delle regole senza trasformare una sanzione sportiva in una punizione eccessiva. Dall’altro, molti parlano di trattamento di favore, soprattutto alla luce della durezza usata in passato in casi analoghi.

A questo punto la domanda è inevitabile.