La vostra organizzazione/partito ha promosso, insieme ad altre importanti sigle attive in Svizzera, il Comitato nazionale per il NO al Referendum Costituzionale: quali le motivazioni di questa scelta?
Il Partito Democratico in Svizzera ha promosso il Comitato per il NO insieme a tutte le realtà che ne fanno parte per una ragione fondamentale: difendere l’equilibrio dei poteri e la tenuta democratica del Paese, nel solco della Costituzione italiana. Non è una scelta ideologica, ma un atto di responsabilità. La riforma proposta dal Governo Meloni interviene su un pilastro delicatissimo dello Stato di diritto: il rapporto tra politica e magistratura. E qui sta il punto politico: la giustizia ha bisogno di riforme vere, che migliorino i tempi, l’efficienza, l’accesso dei cittadini. Ma questa riforma non interviene su nulla di tutto questo. Non riduce i tempi dei processi, non rafforza il sistema, non risponde ai bisogni concreti. Interviene invece sull’assetto costituzionale, modificando equilibri fondamentali senza affrontare i problemi reali. E noi non ci stiamo. Per questo, anche in Svizzera, abbiamo costruito una rete ampia, plurale, viva: associazioni, cittadine e cittadini, energie diverse unite da un obiettivo comune — dare forza a un NO consapevole, informato, democratico. Perché questa non è una battaglia tecnica. È una scelta di campo. E noi scegliamo di stare dalla parte della Costituzione, della democrazia, dei diritti. Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia.
Alla base delle ragioni del NO vi è la possibile minaccia all’autonomia e all’indipendenza della magistratura: in che modo questa riforma può coinvolgere anche le italiane e gli italiani all’estero?
La questione riguarda direttamente anche chi vive fuori dall’Italia.
L’indipendenza della magistratura è una garanzia universale, che tutela tutti i cittadini, ovunque si trovino. Eppure, spesso nei nostri incontri coi connazionali all’estero, viene posta la domanda: perché votare in Italia, se si vive da anni fuori?
La risposta è chiara: perché le conseguenze delle scelte istituzionali non si fermano ai confini nazionali.
Esiste innanzitutto una ricaduta immediata. Per le italiane e gli italiani all’estero, la credibilità dello Stato italiano passa anche dalla solidità delle sue istituzioni. Poter contare su una magistratura autonoma significa avere diritti certi, decisioni imparziali e un sistema affidabile, anche a distanza. Se questo equilibrio viene indebolito, si incrina la fiducia nello Stato, e chi vive all’estero – già più distante dai meccanismi istituzionali – rischia di essere tra i primi a subirne le conseguenze.
Ma c’è anche una seconda dimensione, più profonda e politica. Il modello di giustizia che si afferma in un Paese non resta isolato: si inserisce in una tendenza più ampia, internazionale. Oggi assistiamo al tentativo di imporre una visione della giustizia che, in nome di un equilibrio apparente, rischia di indebolire le garanzie e comprimere i diritti.
Per questo la posta in gioco non riguarda solo l’Italia, né solo chi vive sul territorio nazionale: riguarda un’idea di giustizia e di democrazia che attraversa i confini e coinvolge tutte e tutti.
Difendere l’autonomia della magistratura significa quindi difendere l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, senza eccezioni geografiche, e opporsi a un modello che rischia di ridurre gli spazi di tutela e di libertà.
Qual è il significato politico del Referendum Costituzionale e qual è per voi l’importanza di votare NO?
Questo referendum ha un significato politico profondo: riguarda il modello di democrazia che vogliamo per il futuro dell’Italia. Non è un voto tecnico, ma una scelta tra:
- una democrazia fondata sull’equilibrio e sulla separazione dei poteri
- oppure un sistema in cui questo equilibrio può essere messo in discussione
Come affermava Sandro Pertini, «la libertà senza giustizia è una conquista vana».
Votare NO significa:
- difendere la Costituzione
- garantire una magistratura indipendente
- preservare la qualità democratica del Paese
- e anche dare un colpo a questo Governo che abusa del suo potere!
In Svizzera, i circoli del Partito Democratico si sono mobilitati proprio con questo spirito: rimettere il voto nelle mani delle elettrici e degli elettori, promuovendo partecipazione, informazione e consapevolezza.
Per noi, il NO è una scelta di responsabilità e di fiducia nella democrazia italiana.

