“Il calcio è fatto di sogni, talento e opportunità che arrivano quando meno te lo aspetti. Oggi parliamo di una giovane promessa del calcio italiano: Cristian Maglione, portiere di appena 16 anni, che ha vissuto recentemente un’importante esperienza internazionale durante un periodo di prova con l’ AEL Limassol, una delle realtà storiche del calcio cipriota. Allenamenti, nuove emozioni e il confronto con un ambiente professionistico: un’esperienza che può rappresentare un passo importante nel percorso di crescita di un giovane portiere. Sentiamo dalle sue parole cosa ha significato vivere questi giorni così intensi.”
Cristian, partiamo dall’inizio. Quando sei arrivato al centro sportivo dell’ AEL Limassol per il tuo periodo di prova, che emozioni hai provato entrando in campo?
“Entrare in campo è stato qualcosa di quasi surreale. Dopo due anni trascorsi tra lettini d’ospedale e lunghe sessioni di riabilitazione, tornare a calpestare l’erba di un club così importante mi ha tolto il fiato. Non era solo l’emozione di un provino: era la sensazione profonda di essere tornato a vivere, di poter fare di nuovo ciò che amo. In quel momento ho fatto un respiro profondo e ho ringraziato Dio, ma anche me stesso, per non aver mollato quando tutto sembrava perduto.”
Sono stati giorni intensi di allenamenti e valutazioni: qual è stato il momento più emozionante o quello che porterai sempre con te di questa esperienza?
“Uno dei momenti che porterò sempre nel cuore è stato conoscere uno dei miei idoli, Ochoa. Ma soprattutto ricorderò il primo tuffo che ho fatto senza tutore: l’ho eseguito d’istinto e, per la prima volta dopo tanto tempo, non ho sentito né dolore né fastidio. In quell’istante ho capito davvero che il mio calvario era finito. Mi sono tornate in mente tutte le sere passate a fissare il soffitto, sognando proprio quel momento. Essere riuscito a viverlo davvero è stata la mia più grande vittoria.”
Hai avuto modo di conoscere allenatori, preparatori e compagni di squadra. Che ambiente hai trovato all’interno dell’ AEL Limassol e cosa ti ha colpito di più del club?
“Ho trovato un ambiente moito professionale, ma anche molto umano. Mi ha colpito la cura dei dettagli e come tutti dai compagni allo staff, mi abbiano fatto sentire parte del gruppo.”
Per un portiere giovane come te, confrontarsi con uno staff professionistico è molto importante: c’è stato qualche consiglio o insegnamento ricevuto in questi giorni che ti ha particolarmente colpito?
“L’insegnamento più grande che ho ricevuto è arrivato dalle parole di Mister Capece e di tutto lo staff. Sentirmi dire che mi vedevano al top della mia condizione fisica, dopo due anni passati a chiedermi se sarei mai tornato a giocare, è stato qualcosa di incredibile. Ma il momento che mi ha segnato di più è stato quando il mister mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Tu puoi andare lontano’. In quell’istante ho capito che tutto il sacrificio, il dolore e il lavoro fatto per tornare erano davvero valsi la pena.”
Al di là dell’aspetto tecnico, quanto ti ha arricchito questa esperienza anche dal punto di vista umano e personale?
“Questa esperienza mi ha cambiato profondamente. Gli infortuni mi hanno insegnato che nulla è scontato e che ogni minuto passato in campo è un dono. Oggi vivo tutto con maggiore consapevolezza e gratitudine. Mi sento un ragazzo più maturo: ho capito che la vera forza non sta solo nei muscoli, ma nella capacità di rialzarsi quando tutto sembra volerti fermare. È una maturità che forse non avrei voluto conquistare così presto, ma che oggi rappresenta la mia più grande forza.”
Affrontare una prova internazionale a soli 16 anni non è da tutti: quanto ti ha dato fiducia nei tuoi mezzi questa opportunità?
“Moltissima. Essere qui, a questo livello, dopo due anni di buio è la prova che non bisogna mai smettere di crederci. Sapere di poter competere con ragazzi che in questi anni non si sono mai fermati mi dà una carica immensa. Il mio viaggio è appena ricominciato e, questa volta, non ho alcuna intenzione di fermarmi.”
Adesso si torna in Italia e il focus torna sul campionato con la Biellese . Con quale mentalità rientri nello spogliatoio e cosa vuoi portare di questa esperienza alla tua squadra?
“Rientro con una fame incredibile, ma anche con grande umiltà. Vorrei trasmettere ai miei compagni la consapevolezza che nulla è scontato: avere la salute per poter correre e giocare a calcio è un dono. Porterò con me la professionalità, l’amore per questo sport e l’umiltà che ho avuto modo di vedere e imparare anche all’estero. Cercherò di essere sempre il primo a dare l’esempio, perché dopo aver visto il mio sogno appeso a un filo, non voglio sprecare neanche un secondo.”
Una settimana intera al fianco di Mario Capece , tra gli allenatori dei portieri con piu’ esperienza all’estero in 8 paesi diversi nei suoi 25 anni di carriera, cosa ti ha trasmesso in questi giorni, in campo e fuori dal campo?
“Lavorare con Mister Capece è stato per me un onore immenso. In campo mi ha fatto scoprire dettagli tecnici che ti aprono davvero un mondo e, fin dal primo momento, mi ha trattato come un vero portiere professionista. Mi ha dato una sicurezza tecnica incredibile, ma il segno più profondo me lo ha lasciato fuori dal campo. Mi ha trasmesso una grande calma e mi ha insegnato che la parata più difficile non è quella all’incrocio dei pali, ma quella mentale. Mi ha fatto capire che il mio passato non è un limite, ma una forza che può rendermi più maturo e più forte dei miei coetanei. Gli sarò sempre grato per aver creduto in me in un momento in cui il mio sogno sembrava davvero appeso a un filo.”
Tantissima notorieta’ in poco tempo, credo sia per te una spinta in piu’ per continuare nel tuo percorso, hai qualcosa da dire a chi ti ha seguito con tanto affetto in questa esperienza?
“Voglio semplicemente dire un immenso grazie. Vedere così tanto affetto e calore dopo tutto quello che ho passato mi commuove e mi dà una forza enorme. Non cerco la fama: il mio unico obiettivo è onorare tutti i sacrifici che ho fatto per tornare a fare ciò che amo. La notorietà può essere bella, ma io resto lo stesso ragazzo di sempre, quello che sorride, che scherza con tutti e che vive il calcio con passione. Sentire questo affetto oggi, per me, rappresenta il vero riscatto dopo tanto buio.”
Per concludere, Cristian: dopo aver vissuto un’esperienza così importante così giovane, quali sono i tuoi sogni e gli obiettivi che ti sei posto per il futuro?
“Il mio obiettivo è riprendermi ogni secondo che la sfortuna mi ha tolto. Il sogno è arrivare al professionismo, magari un giorno in Serie A e, perché no, nella squadra del mio cuore, l’Atalanta. Ma la mia vera vittoria è essere tornato qui, in campo. Voglio che la mia storia dimostri che anche quando tutto sembra appeso a un filo, se continui a lottare quel filo può reggere tutto. La luce, prima o poi, torna sempre. Oggi non ho più paura di cadere, perché so di avere dentro di me la forza per rialzarmi. E ogni volta mi rialzerò più forte di prima.”
“Un’esperienza che resterà sicuramente nel bagaglio umano e sportivo di Cristian Maglione, che torna ora in Italia con ancora più motivazione per continuare il suo percorso di crescita con la Biellese. Il sogno continua, fatto di lavoro, passione e determinazione: qualità fondamentali per chi vuole costruire il proprio futuro nel calcio. A Cristian va il nostro augurio per un percorso ricco di soddisfazioni dentro e fuori dal campo.”
Intervista realizzata da Gina Azzato
Direttrice di UnoItalia TV
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