Barbara Sorce: “Il NO per tutelare la Costituzione”

Barbara Sorce, in rappresentanza delle ACLI Svizzera, intervistata sulle ragioni dell’adesione al Comitato per il NO al referendum sulla riforma della giustizia. Nel suo intervento sottolinea la necessità di difendere l’indipendenza della magistratura, il rispetto dei valori costituzionali e l’importanza di una giustizia più efficiente anche per le italiane e gli italiani residenti all’estero.

Quali le motivazioni della scelta di promuovere il Comitato per il NO insieme ad altre sigle in Svizzera?
La scelta delle ACLI Svizzera di aderire al Comitato per il NO nasce dalla nostra fedeltà ai valori costituzionali. Siamo convinti che la giustizia non sia un concetto astratto, ma il pane quotidiano della democrazia. Ci opponiamo a questa riforma perché è stata portata avanti con un metodo antidemocratico: i Padri Costituenti scrissero la Carta con il dialogo, mentre questo testo è passato ‘blindato’. In un Paese come la Svizzera, dove il confronto e la democrazia diretta sono sacri, non possiamo accettare che si cambino le regole del gioco senza consultare preventivamente le parti interessate. Votiamo NO perché questa riforma non risolve la lentezza dei processi, ma mette a rischio l’indipendenza di chi ci deve giudicare, trasformando la magistratura in una sorta di ‘lotteria della giustizia’ basata su sorteggi e nuove gerarchie.

In che modo questa riforma può coinvolgere anche le italiane e gli italiani all’estero
Esiste un nesso diretto tra l’efficienza dello Stato e i nostri diritti. Mentre a Roma si discute di come sorteggiare i membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), noi qui in Svizzera combattiamo ogni giorno per avere un passaporto in tempi decenti, per un rinnovo di carta d’identità o per un plico elettorale che a volte arriva in ritardo. Come ACLI diciamo con forza: le risorse dello Stato dovevano essere usate per efficientare la macchina amministrativa e i Consolati, investendo nel personale e nella digitalizzazione vera. Invece di smantellare l’equilibrio della giustizia, bisognerebbe accorciare le distanze tra i cittadini e le istituzioni. Una giustizia che non funziona è come un Consolato che non risponde: è un diritto negato. Inoltre, siamo preoccupati per il mondo del lavoro: se indeboliamo l’autonomia dei giudici, chi garantirà che il magistrato resti neutro di fronte a una multinazionale o a un licenziamento collettivo?”

Quale il significato politico del Referendum e quale l’importanza di votare NO?
Il significato politico va oltre la ‘separazione delle carriere’ o la riforma del CSM. È un segnale sulla direzione che vogliamo dare al Paese.
Il NO è un atto di resistenza civile per proteggere la figura del magistrato come garante imparziale. Ricordiamoci che in questo referendum non c’è il quorum: ogni singolo voto che arriva dalla Svizzera conta. Come società civile e come ACLI, chiediamo un NO convinto per difendere la Costituzione di tutti, rifiutando una riforma che non velocizza i tribunali ma mette in pericolo l’indipendenza di chi è chiamato a garantire la legalità per ogni cittadino.
Votare NO significa dire che la Giustizia ha bisogno di efficienza (processi più veloci, più personale, digitalizzazione), non di riforme che ne minano l’autonomia o peggio di essere assoggettata alla politica.